martedì 8 febbraio 2022

 …Un piacere, oltreché un onore.

Il Premio Letterario Casentino di Poesia, Narrativa e Saggistica può vantare una storia prestigiosa. Istituito negli anni quaranta del secolo scorso da importanti personalità come Carlo Emilio Gadda, Nicola Lisi, Carlo Coccioli, fu interrotto nel periodo bellico e riproposto negli anni settanta per volontà del Presidente del Centro Michelangelo, Silvio Miano. Organizzato dal Centro Culturale Fonte Aretusa, è giunto alla 47° edizione.
Ho partecipato per la prima volta al Premio 10 anni fa e il 9 giugno 2012, nella stupenda Abbazia San Fedele a Poppi, il mio libro IL PROFUMO DELLA FARINA CALDA fu premiato con il 4° posto. Da allora ho partecipato ogni anno con ottimi risultati. Quest’anno non potrò concorrere e vi spiego il perché.
Nel Bando 2022, da poco pubblicato, è stata inserita per la prima volta la SEZIONE inediti a TEMA “Amica foresta”, testimone vivente di un dialogo tra spirito e natura. Nel Bando si legge: La sezione è dedicata alla foresta e in particolare al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, luogo di bellezze naturalistiche, scrigno di biodiversità, area di boschi vetusti e al contempo spazio di meditazione e di spiritualità. La partecipazione è libera , con opere inedite di poesia, narrativa, saggistica (di seguito il Bando completo). Questa sezione si avvale del patrocinio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Della Giuria di questa sezione faccio parte anch’io e per me è un piacere, oltreché un onore. Quando sono stato contattato, superato un attimo di sorpresa, ho accettato con entusiasmo e ora l’impegno è quello di valutare con la massima attenzione le opere che verranno sottoposte al mio giudizio.
Ringrazio per la fiducia gli organizzatori del Premio e in particolare Maria Eugenia Miano.




 

 Cari amici del Blog vi parlo di un mio libro che merita la vostra attenzione :-)



sabato 18 dicembre 2021

PROMESSA MANTENUTA! Ecco il mio regalo di Natale: un racconto che prima vi emozionera', poi vi regalera' serenita'. Buona lettura! (Pubblicato nel libro "Il sapore del primo bacio")



Volevo solo giocare un po’ con te, papà!

Tu sai perché Luca è uscito dal gruppo?”

No, ho provato a chiederglielo questa mattina a scuola, ma si è limitato a rispondermi ‘così’. E’ strano da un po’, non ti pare?”

Sì, l’ho notato anch’io. Che dici: entriamo in chat room e ne parliamo con gli altri?”

Meglio di no: prima cerchiamo di capire cosa passa per la testa del nostro amico”.

Sai che faccio? Più tardi vado da Lucrezia e le chiedo se sa qualcosa. E’ la sua migliore amica, può essere che sia più informata di noi due”.

Prova, ma dubito: ultimamente non li ho visti molto insieme”.
“Provar non nuoce, dice mio nonno. Poi ti messaggio. Ciao”.

Ciao”.

Come Fabrizio, anche Lucrezia abita su viale Bismantova, appena quattro case più su. Dalla finestra della sua cameretta vede le tre pinete, un pezzo di paese e pure i tetti del Polo Scolastico Superiore dove andrà a studiare il prossimo anno. E’ sola in casa e non attende amici, pertanto, al suono del campanello, prima di aprire va sul terrazzo e guarda giù per accertarsi se il disturbatore è una sua conoscenza oppure no. Non apre agli sconosciuti.

Ciao Fabri, come mai?”

Fammi salire, ti devo parlare”.

Il ragazzo brucia le poche rampe di scale e si fionda in casa di Lucrezia. Hanno fatto insieme tutto il percorso scolastico dall’asilo alle medie; alle elementari erano vicini di banco, sono quindi molto affiatati e pure amici. Non come la ragazzina e Luca, ma quasi.

Che c’è? Perché questo fuori programma? Non vai a giocare a pallone? Non vai ai giardini?”
“Quante domande: non cambi proprio mai! Ti devo parlare”.

E allora spara che poi ho da fare”.

Prima, al telefono con Valerio, si parlava di Luca. Hai notato anche tu che da qualche tempo è cambiato? Sempre serio, pensieroso, appartato… e si è pure tolto dal gruppo”.

Questo lo so, per il resto non saprei, non lo frequento molto ultimamente: si è allontanato da me. Lui non mi ha dato spiegazioni e io non gliele ho chieste. Anche messaggi non me ne manda più. Giulia però qualcosa mi ha detto: secondo lei ha dei problemi a casa. Forse i suoi genitori si stanno separando… o altri casini del genere. Sai, lui è un tipo sensibile e ci soffre: ma che sarà mai! I miei si sono sciolti anni fa e io ci ho solo guadagnato: ora ho quattro genitori. Paghetta raddoppiata!”

Anche rotture raddoppiate, immagino”.

Non molto. Achille, il nuovo compagno di mamma, l’ho messo subito in riga: se vuoi la mia amicizia non rompere, gli ho detto guardandolo negli occhi. Tu per me sei solo un estraneo, anche se vai a letto con mamma. Non mi ha mai dato fastidio, anzi: mi allunga pure qualche mancetta di nascosto da mamma che, se lo scoprisse, non approverebbe. Secondo lei sono una spendacciona”.

Spendacciona, curiosa, logorroica, maschio più dei maschi, ma vorrei avere io il tuo coraggio. Tu l’hai salvato Matteo in piscina: io me la sarei fatta sotto dalla paura”.

Lascia perdere, io sono io, tu sei tu, Luca è Luca. Però, sai che mi dispiace? Mi irrita veder soffrire le persone. E lui soffre davvero, di questo sono certa. Che dici: gli parlo?”

Valerio ci ha provato, ma senza risultati”. E allora io suggerirei di non isolarlo, di provare a coinvolgerlo nelle nostre attività, di non fargli capire che abbiamo dei sospetti. Poi, se non cambia, tra qualche giorno lo affrontiamo e gli facciamo sputare il rospo. Ti va?”

Per me va bene, ma dubito che otterremo risultati. Non lo abbiamo allontanato noi, è stata una sua scelta. E se chiedessimo a uno dei nostri genitori di parlare con la sua mamma o il suo papà?”

Si può fare, ma non subito. Poi lo sai anche tu che la famiglia di Luca non ha molti amici: è gente che non dà confidenza, bada ai fatti suoi e frequenta luoghi pubblici il meno possibile. Luca è sempre stato di casa qui da me, ma io a casa sua ci sono stata poche volte e mai negli ultimi mesi. Cerchiamo di stargli vicini, però senza opprimerlo; teniamolo d’occhio, poi decideremo cosa è meglio fare”.

Occhei! Entriamo in chat e informiamo gli altri?”

Forse è meglio farlo a voce, domani a scuola, non credi?”

Saggezza femminile: occhei! Ora vado ai giardini: vieni anche tu?”

Oggi no, non esco: ho da fare”.

Cose di donne?”

Ma non hai detto che sono un maschio?”
“Già… e che maschio! Con i pettorali bene in vista e pure rotondi!”

Scemo! Esci in fretta con le tue gambe se non vuoi che ti butti dalla finestra…”.


Luca è serio, di più: è scuro in volto. Luca ha gli occhi bassi. Luca fissa il pavimento del terrazzo, ma non sta contando le formiche. Luca soffre, è evidente. Luca tiene le braccia penzoloni: forse si sono sentite inutili e così si sono lasciate scivolare giù, fin quasi a toccare le mattonelle. Luca è seduto sul terrazzo di casa sua, ma è come se non ci fosse: potrebbe essere ovunque perché è scollegato dal mondo. Il corpo di Luca è scollegato dal mondo, ma il suo cervello no: pensa. In autonomia rispetto al corpo, ma pensa. Quindi anche Luca pensa. In silenzio. Soffre e pensa. Luca è solo in casa: gli capita spesso. Mamma lavora in ospedale: medico in non sa bene quale reparto; papà fa il commercialista. A volte non rientra nemmeno a cena. I suoi clienti hanno sempre la precedenza. Anche sulla famiglia e gli affetti famigliari. Luca lo sa. Papà glielo ha spiegato mille volte. O forse solo due o tre: non è facile parlare con papà. Spesso si porta pure il lavoro a casa. A Luca è capitato di svegliarsi alle tre di notte, alzarsi per andare in bagno e vedere la luce accesa nello studio di papà. La loro è una famiglia benestante. Di quelle cui non manca nulla, di quelle che alimentano l’invidia della gente comune. Però oggi Luca è triste. Però oggi Luca soffre. Anche ieri. E ieri l’altro. Luca vive in una famiglia benestante, ricca. Perché soffre Luca?

Il ragazzo si scuote. Forse il suo cervello pensante gli ha ordinato qualcosa. Alza la testa, tira su le braccia, allunga le gambe, si dà un paio di colpetti sulle guance, si mette in piedi, raggiunge la ringhiera in legno pregiato, apre ben bene gli occhi e guarda. La Pietra di Bismantova è lì davanti a lui. Il Sassolungo sbuca a fatica dalla vegetazione, ma abbastanza per poterlo ammirare. Luca e Valerio una volta lo hanno scalato. Vicino al Sassolungo ci sono panchine e tavoli di legno: Luca e Lucrezia li hanno utilizzati per un fantastico picnic. Loro due soli. Il versante della Pietra che guarda Castelnovo ne’ Monti non somiglia più alle foto storiche che ha visto in biblioteca: ormai il bosco ha nascosto la roccia. Dalla parte opposta, invece, la Pietra è un trionfo di pareti a picco, regno degli scalatori. Luca lo sa bene: ha pure risalito la Ferrata degli Alpini. Con Alessio e il suo papà che per passione scala le montagne. Papà e mamma non lo sanno. Non approverebbero, anzi… probabilmente, se lo avessero saputo, gli avrebbero vietato di frequentare sia Alessio sia il suo papà. Adrenalina pura durante la scalata. Luca rivive quei momenti e un piccolo sorriso si materializza sulla sue labbra. Per un attimo pensa anche a Lucrezia, ma subito scaccia i cattivi pensieri. In altri momenti, con un altro stato d’animo e altri programmi gli avrebbe fatto solo piacere pensare a Luc. Lo sguardo scende a velocità controllata: vuole avere il tempo di memorizzare bene le immagini che scorrono. I campi, i boschetti, le case sparse, la strada che sale alla Pietra e quella che gira sul fianco del monte in direzione Carnola. La Residenza per anziani dove è entrato una volta con Lucrezia e non vedeva l’ora di uscire. E’ troppo sensibile Luca, in certe situazioni gli scappa da piangere. Non sta bene farsi vedere piangere in pubblico a tredici anni compiuti. Lucrezia… Lucrezia… Lucrezia… la sua casa sta appena oltre la collina; infilando lo sguardo tra la chioma delle piante può scorgere il tetto. Lucrezia… ora non la scaccia, non ne ha la forza. Non le parla da giorni. O settimane? Lucrezia… la sua migliore amica, la sua fidanzata secondo i compagni impiccioni. Lucrezia… l’amica che tutti vorrebbero avere, ma nemmeno con lei ha avuto la forza di confidarsi. Immagina di avere le ali, spiccare il volo, scavalcare la valle, superare la collina, entrare direttamente nella cameretta di Lucrezia attraverso la finestra aperta. La tiene sempre aperta per fare entrare il sole del pomeriggio. Luca lo sa e oggi il sole brilla in cielo. E’ entrato parecchie volte nella cameretta di Lucrezia, ma sempre salendo le scale. Oggi Luca ha voglia di volare. Come gli uccelli. O come gli angeli. Non come gli aerei: fanno troppo rumore. Luca non ama il rumore.

Luca si scuote: è ora di andare. Nei giorni precedenti ha calcolato tutto nei minimi particolari. Sa che se attendesse ancora, il ritorno dei genitori, magari anticipato per un qualche imprevisto, potrebbe mandare all’aria il suo piano. Un ultimo sguardo verso la sommità della Pietra, un ‘arrivo’ più pensato che sussurrato, pochi passi per rientrare, altri pochi passi per raggiungere la sua cameretta, un taccuino e una matita che fa scivolare in tasca, il cellulare spento e senza batteria lasciato a riposare sotto il cuscino, passi pesanti verso l’uscita, la porta blindata che si apre e subito dopo si chiude alle sue spalle. Luca non porta con sé le chiavi di casa. Non servono.

Lasciata alle spalle via Alessandrini dove abita attraversa via Morandi e raggiunge il marciapiede. Cammina veloce ma non troppo: non vuole dare nell’occhio. Rasenta l’Istituto Mandela, un tempo IPSIA, l’asilo Mater Dei è alla sua destra. Raggiunto viale Enzo Bagnoli volta a destra e continua a camminare fingendo di passeggiare. Il semaforo è rosso, ma lui passa ugualmente. Da destra quasi mai arrivano macchine. Luca lo sa. Il distributore, la pizzeria da asporto, la piadineria, la parafarmacia: li conosce bene. E i gestori conoscono lui. Alcuni saluti che ricambia. E’ un ragazzino educato Luca Parisoli. Ora anche l’albergo Miramonti è alle sue spalle. A Luca piacciono i tortelli d’erbette che si mangiano al Miramonti. Pure il gnocco fritto. Peccato che i suoi genitori lo portino così poco al ristorante. Gli piace l’atmosfera del ristorante… se non c’è rumore. Arriva alla rotonda dell’ospedale. Alla sua sinistra, dalla parte opposta della strada, un parco e una grande casa: ha sentito dire che lì abitava un onorevole, amato da molti e avversato da altrettanti. Dicerie di paese. Oltre la rotonda la strada inizia a salire, poi si divide in due: a sinistra va verso Reggio Emilia, a destra sale fino alla Pietra di Bismantova. Fino a Piazzale Dante, per la precisione. Lui non percorrerà il ripido tratto iniziale di viale Bismantova. Gira a destra e imbocca una stradina in salita che inizia proprio di fronte alla rotonda fiorita che abbraccia la fontana: si tratta di una scorciatoia che lo porterà su viale Bismantova all’altezza del cimitero. Dovrà passare dietro la casa di Lucrezia, proprio sotto la finestra della sua cameretta e questo gli secca un po’ perché potrebbe vederlo. “Vuoi proprio che sia davanti alla finestra?” pensa mentre sale di buon passo. La casa di Lucrezia è sulla sinistra, la Residenza Sociale per Anziani a destra. Poco più giù il Polo Scolastico Superiore. Abbassa la testa e accelera. Vorrebbe essere invisibile. Non guarda a sinistra ma pensa. E rivive momenti bellissimi. “Quando saremo un po’ più grandi mi chiederai di fidanzarmi con te?” gli ha chiesto un giorno Lucrezia. Luca glielo ha promesso. Una promessa che non potrò mantenere, pensa. E’ su viale Bismantova, il cimitero alla sua sinistra, alla sua destra la pista di atterraggio degli elicotteri del Pronto Soccorso. E’ andata, pensa. Da qui in poi quasi nessuno mi conosce.


Finalmente ti decidi a rispondere: ma dov’eri finito?!”

Avevo lasciato il cellulare di là. Ti sento agitata anche se parli sottovoce: cosa ti sta succedendo? Hai per caso visto fuggire un vecchietto dalla RSA su un monopattino?”

Quanto sei scemo, Fabri. Ho visto passare Luca, ma lui non ha visto me”.

E allora? Non vedo il problema…”.

Non si era concordato di tenerlo d’occhio?
“E due: dov’è il problema?”

Ma non capisci?”
“Cosa c’è da capire?”

Luca che sbuca dalla stradina dietro casa mia e non era mai successo. Luca che va a piedi, cioè senza la sua adorata bicicletta spaziale. Luca che passa sotto la mia finestra e non alza la testa. Luca che va verso la Pietra…”.

Ferma… fermati: affoga la fantasia. Chi ti dice che sta andando verso la Pietra?”
“Sono scesa di corsa e l’ho seguito, senza farmi vedere. Arrivato su viale Bismantova ha proseguito verso monte, al bivio per Carnola ha tirato dritto in direzione Pietra. Non ha mai alzato la testa, non si è mai voltato. Ti confesso che sono preoccupata”.

Ora dove sei?”

Hai presente il sentiero che dal curvone sulla provinciale porta al Sassolungo? Sono nascosta tra i cespugli sopra la strada”.

E Luca dov’è?”

E’ seduto su una panchina, proprio sotto di me”

Si sta riposando, poi vedrai che torna indietro”.

Non credo proprio. Tiene la testa bassa e se la alza guarda alla sua destra. Lo sai che poco più avanti inizia un sentiero che porta sia al Rifugio sia sul monte”.

Continuo a non capire dove sta il problema: saranno bene affari suoi se vuole fare una passeggiata fin lassù”.

Non ti facevo così testone: eppure sei stato tu il primo ad allarmarti per il comportamento di Luca negli ultimi tempi. Lo sai bene che dalla Pietra si può anche scendere volando…”
“Ora capisco dove vuoi arrivare. Forse esageri o forse no. Perché non scendi e gli parli?”                   
Ci ho pensato, ma non l’ho fatto perché se i miei sono solo cattivi pensieri non mi parlerebbe più per il resto della vita. Meglio seguirlo e capire cosa ha in mente. Avvisa gli altri e raggiungetemi. Se riparte lo seguo e ti tengo informato con i messaggi”.

Occhei capo. Ai suoi ordini”.

Non capisco tutto questo buon umore, ma fa lo stesso. Dai, muoviti: a dopo… ci sei ancora? E’ bene che non indossiate magliette dai colori vistosi: danno troppo nell’occhio. Il verde sarebbe il colore ideale, ma vanno bene anche il marrone e il beige. Ciao ”.


Luca ha risalito il fianco del monte di buon passo senza mai voltarsi e sforzandosi di non pensare. Non ha fatto brutti incontri, nel senso di persone conosciute e curiose; non ha incrociato molte auto e poche lo hanno superato. Nel caso qualcuno si fosse fermato per offrirgli un passaggio teneva la risposta pronta: “Ho appuntamento con gli amici al Rifugio della Pietra: loro si sono fatti portare su in macchina, io invece avevo voglia di camminare”. Il verde è il colore dominante sia a destra sia a sinistra della strada che, ora impennandosi, ora spianando un po’, conquista il monte: uno spettacolo che strappa un oh! di ammirazione appena oltre l’ultima casa, quando, superata un’ampia curva a destra, inizia un rettilineo in forte pendenza. Le chiome delle piante cresciute ai due lati si sfiorano, creando un tunnel verde dove il sole non riesce a penetrare. Il fresco che si percepisce camminando lì sotto aiuta il viandante a non sentire la fatica: è stato così anche per Luca che è salito di buon passo. Al termine del rettilineo la strada esce dal tunnel, curva a sinistra e spiana. A destra c’è un piazzale sterrato trasformato in parcheggio e basta alzare gli occhi per ammirare la vallata che si mostra attraverso le piante e i cespugli. Luca non si è curato del paesaggio: lo ha gustato tante volte in passato. Luca ha dovuto fare i conti con la stanchezza. Il passaggio dal fresco al caldo ha fatto affiorare la fatica ma, poche decine di passi più avanti, un’invitante panchina posizionata in uno slargo a destra della carreggiata è venuta in suo soccorso. Ora riposa comodamente seduto e non sospetta di essere osservato. Sorvegliato, sarebbe più giusto dire. La testa tende a cadergli in avanti ed è costretto a sforzarsi per tenerla su, così da apparire normale. Un automobilista di passaggio potrebbe insospettirsi se lo vedesse con la testa bassa tra le mani. Nonostante gli sforzi non ce la fa a tenere lontani i ricordi. Soprattutto quelli che hanno per protagonisti lui e il suo papà. Ricorda e domande spontanee si accompagnano alle immagini che scorrono: alcune sono piacevoli, altre tristi. Le domande sono rivolte al suo papà. “Ricordi, papà, la prima volta che mi hai portato sulla Pietra? Io e te, soli. Io correvo in mezzo all’erba e tu mi rincorrevi senza mai prendermi. L’ho sempre saputo che lo facevi apposta a non afferrarmi. Poi abbiamo mangiato un panino e bevuto una bibita seduti uno di fronte all’altro all’ombra di un cespuglio di nocciolo. Me lo hai spiegato tu che si trattava di un nocciolo e dopo mi hai insegnato a riconoscere le piante osservando la corteccia e la forma delle foglie. Ero tanto felice, papà; in quei momenti ti ho voluto un sacco di bene, ancora di più del solito. Ho provato anche molta riconoscenza. Peccato, papà, che momenti così ne possa ricordare molto pochi. Ricordi, papà, quella volta che ti ho chiamato in ufficio e tu mi hai fatto dire che non potevi rispondere perché eri a colloquio con un cliente? Ho atteso che tu mi richiamassi, ma non l’hai fatto. La sera sei tornato stanco, buio in viso: ho capito subito che non era aria. Nei giorni seguenti non mi hai chiesto il motivo della chiamata e io ho ritenuto che fosse inutile tornare sull’argomento. Quel giorno avevo bisogno di te, papà. Avevo litigato con Alessio ed era accaduto per colpa mia. Volevo un consiglio: se era giusto che gli chiedessi scusa e il modo migliore per farlo, ma tu eri in riunione. Ho imparato che i tuoi clienti sono più importanti di tuo figlio. I clienti portano quattrini, i figli li fanno spendere. Te l’ho sentito dire a mamma. Dovresti metterti d’accordo con te stesso, papà. Di soldi ne spendi tanti per me, anche troppi. Spesso senza che io te lo chieda. Lo fai forse per tenere tranquilla la coscienza? Credo non sia bello comprare la tranquillità della propria coscienza. Io non l’ho mai fatto né mai lo farò... “.

Luca scaccia i ricordi e focalizza di nuovo l’attenzione sul presente. E sul futuro. E’ ora di ripartire. Percorre un breve tratto di provinciale, poi gira a sinistra. Poco più avanti c’è un grande deposito dell’acquedotto, ma giunto a un bivio lui gira a destra e imbocca un sentiero. Cartelli bianchi e rossi del CAI indicano le mete e le distanze per raggiungerle: Rifugio della Pietra 10 minuti, Eremo di Bismantova 15 minuti, piazzale Dante 15 minuti. Inizia a salire prendendosela comoda: di questo passo impiegherà più di dieci minuti per raggiungere il Rifugio. Tratti ripidi si alternano con tratti pianeggianti, il sole filtra a fatica tra le piante frondose. Una situazione ideale per camminare… se non fosse che Luca si porta appresso un peso. E che peso! Una Madonnina costruita a ridosso di una roccia affiorante lo induce a fermarsi. La osserva con attenzione: sembra una minuscola casetta, è dipinta di bianco ed è rovinata dalle intemperie. Un cancelletto in verghe di ferro impedisce di entrare e protegge l’immagine di una Madonna con bambino: un bassorilievo un po’ malconcio, forse vittima del tempo, forse dei vandali. Sotto l’immagine c’è il nome di chi l’ha posata, alle due pareti di lato sono appese immagini sacre, rosari, piccoli crocefissi. Ci sono anche dei fogli dattiloscritti, ma Luca non si dà il tempo di leggerli. Si porta una mano alla bocca e con dolcezza deposita un bacio sulle dita, il braccio si distende, la mano supera l’inferriata: vorrebbe raggiungere l’immagine sacra e regalarle il bacio insieme a una carezza, ma il suo braccio non è sufficientemente lungo. Allora lo ritira, distende la mano, abbassa la testa e con un soffio delicato compie il trasferimento. D’istinto si fa il segno della croce, poi, quasi pentito, se non intimorito, pensa: “Iddio sa cosa sto per fare: mi perdonerà?”

Luca arretra di un passo, si volta e riprende il cammino. E’ turbato ma non desiste. Sa dove vuole arrivare e cosa deve fare. La vive come la missione della sua vita e non può permettersi incertezze. Il sentiero spiana. Altri cartelli del CAI: a sinistra per raggiungere la sommità, a destra per il Rifugio, l’Eremo, il Piazzale. Si ferma proprio davanti ai cartelli e non sa decidersi se girare a sinistra o concedersi un piccolo ristoro al bar del Rifugio. Ha sete. Non ha pensato di portare con sé una bottiglietta d’acqua. Ma sì, può concedersi un fresco tè alla pesca, la sua bevanda preferita. Entra e il barista lo riconosce. E’ un cliente di papà. “Che ci fai quassù da solo?” “Una gita con gli amici: saliamo fin su, poi scendiamo dal versante di Campo Pianelli. Oggi non abbiamo compiti”. “Buona passeggiata, allora. Vuoi bere?”. “Sì, un tè alla pesca, ma non ho soldi con me: mi puoi fare credito?”. “Certo, come potrei dire di no al figlio del dottor Parisoli!”


Siete arrivati finalmente. E’ andato al bar”.

Sei sempre convinta che voglia salire fin lassù?”

Quando è arrivato all’incrocio dei due sentieri si è fermato: era indeciso se girare a sinistra o a destra.Secondo me è andato a dissetarsi, poi tornerà indietro e si arrampicherà fin sulla Pietra. Basta aspettare. Su, nascondiamoci”.

Sai che facciamo? Io, Laura e Valerio andiamo avanti e lo aspettiamo sul primo pianoro. Tu, Giulia, Massi e Alessio lo seguite. Se invece scende ci avvisate e torniamo insieme senza farci vedere da Luca per non deluderlo. Se si accorgesse che lo abbiamo seguito, come minimo ci accuserebbe di non aver più fiducia in lui e ci scanserebbe per il resto della vita. Occhei?”

Facciamo come dice Fabri? Tutti d’accordo? Sì… Allora muoviamoci”.


Il tè è finito e Luca esce dal bar dopo aver salutato e ringraziato il barista che gli augura di nuovo di fare una bella e corroborante passeggiata. Appena fuori dalla porta, senza indugi gira a destra e torna sui suoi passi. Quando il sentiero si divide in due imbocca quello di destra e inizia a salire. Rocce strapiombanti sono visibili oltre la vegetazione e le chiome degli alberi. Camminare non è agevole: innumerevoli piccoli sassi si muovono sotto le scarpe rischiando di farlo scivolare e cadere. Procede con cautela, facendo attenzione a dove mette i piedi e giunge alla confluenza del sentiero che arriva dal piazzale dell’Eremo; le rocce levigate ora sono proprio sopra di lui. Alcuni giovani sono intenti a scalarle. Il sentiero riprende a salire, ma Luca non sente la stanchezza. Giungerà presto in vetta e lì potrà riposarsi. Passo dopo passo la meta si avvicina e il panorama che a tratti gli si mostra attraverso le piante cambia. Dalla gola del Pianello passa alla vista di Costa de’ Grassi, di Monteduro e della Sparavalle, poi ecco Castelnovo ne’ Monti. La parte del paese che guarda verso la Pietra è proprio davanti a lui. Un passaggio stretto e pericoloso viene superato agevolmente, ora c’è un tratto piano e ombreggiato, poi l’erta finale. E’ ripida e scivolosa, ma ci si può aiutare con alcune funi fissate alla roccia. “Eccomi arrivato!” esclama il ragazzo sottovoce quando sbuca su di un bel prato verde. Non si dà il tempo per riposare, c’è ancora un pezzo di strada da fare. Gira a destra e affronta l’ultima salita percorrendo una stradina sterrata che porta in vetta. Circa a metà inizia un sentiero sulla destra: Luca lo prende e dopo un po’ sbuca su di un bel pianoro. Davanti a lui fa bella mostra di sé un gruppo di cerri, sei in tutto, con le radici in comune e i rami che si accavallano e intrecciano. Il ragazzo osserva quel capolavoro della natura che gli ricorda tanto il bel mazzo di fiori regalato alla mamma in occasione dell’ultimo compleanno. La voglia di arrampicarsi è forte, ma resiste e passa oltre. La spianata che ha davanti, punteggiata qua e là da cespugli isolati o a gruppi, si estende fino ai margini del monte, oltre i quali c’è solo il vuoto. Luca non arriva a sporgersi, consoce il punto dove ha fissato l’appuntamento. Si avvicina a un palo a cui sono saldati alcuni tubi d’acciaio, posizionati come se dovessero svolgere la funzione di cannocchiale; ognuno di loro è puntato su un paese della valle o sulla vetta di uno dei monti all’orizzonte. Si avvicina ulteriormente e legge: Cervarezza. Accosta l’occhio destro al tubo e, come per magia, il piccolo paese termale gli appare seminascosto tra i castagneti secolari. Ripete l’operazione con il secondo e gli appare Sologno, un paesotto lungo lungo e stretto stretto appollaiato su di una cresta nella parte superiore e sdraiato su una piana degradante in quella inferiore. I tubicini sono saldati in scala e cambiano direzione a seconda di quale località o monte vogliono mostrare al visitatore curioso. Monte La Nuda, Monte Prampa, Villaminozzo, Monte Ventasso, Monte Cimone, la vetta più alta dell’Appennino Tosco-emiliano, Monte Cusna, il più alto dell’Appennino reggiano. “Ciao, ti ho conquistato in seggiovia in notturna la scorsa estate” gli comunica Luca col pensiero. Che meraviglia! Che panorama fantastico. “Cosa si son persi coloro che non sono mai saliti quassù!” esclama con voce non proprio sommessa. “La prima volta che mi hai portato sulla Pietra mi hai alzato da terra per farmi guardare attraverso questi tubicini, ricordi papà?” Un groppo lo stringe alla gola. Si volta e arretra di qualche passo fino a raggiungere una specie di tavolo di pietra. E’ un parallelepipedo di sassi murati sul quale è stata appoggiata una larga e spessa pietra piana, perfetta per apparecchiare un gustoso picnic. Tutto intorno è un trionfo di erba alta e di invitanti cespugli. Ci si potrebbe giocare a nascondino, pensa e sorride. Si appoggia al tavolo di pietra, cava di tasca il taccuino e la matita che appoggia per pochi istanti alle labbra, poi inizia a scrivere.

Caro papà, ricordi l’altra sera? Sono entrato nel tuo studio dopo cena e stavo per chiederti una cosa, ma non mi hai dato il tempo. ‘Non rompere, non è serata. Ho un sacco di lavoro da sbrigare’. Ho provato a insistere: non lo avessi mai fatto! Il ceffone mi ha fatto molto male, papà. Male dentro, papà; male nel cuore. Sono salito di corsa in camera mia, inseguito dalle tue urla. Nemmeno mamma è riuscita a quietarti. Ora devi sapere, papà. Non volevo cose strane, irrealizzabili o costose. Volevo solo giocare un po’ con te, papà. Solo un’innocente partita a carte o a dama o a scacchi o alla play. Anche breve breve: mi sarebbe bastato. Ne avevo bisogno, papà, ma non serve che stia qui a spiegarti perché. Non più. Non pensare che con il gesto che sto per compiere abbia voluto punirti: un figlio non si può permettere di punire un genitore. Non ho dormito quella notte. Ho pensato molto e ho capito che tu non sei cattivo, sei ammalato. Non so che nome abbia la tua malattia, così la chiamerò DENARITE. Lo dice anche mamma che ami troppo i soldi, che ne sei ingordo, che ti mandano fuori di testa. Cosa te ne farai poi di tutti gli appartamenti e i negozi che possiedi! E delle azioni… Ti fanno incazzare le azioni, incazzare e star male. Ero di sopra quando sono crollate le borse e tu sei andato in escandescenze. Eri arrabbiatissimo, ma io che ti conosco bene so che soffrivi. “Ma dimmi tu chi ho votato - urlavi - mi hanno promesso la flat tax che mi farebbe risparmiare un sacco di soldi di tasse e che ti combinano? Con la loro dabbenaggine provocano il crollo delle borse e così io, invece di guadagnare, ho perduto un sacco di quattrini. Ma si può essere più stupidi!” Eri più sofferente di un malato di cancro, papà. Un figlio non può punire un genitore, ma può aiutarlo a guarire dalla sua malattia prima che diventi incurabile. Tra poco mi affiderò al mio angelo custode e mi farò condurre direttamente in Paradiso. Non pensar male: sono sicuro che per i ragazzini come me c’è posto solo in Paradiso e che li attende un incarico di prestigio se si sono sacrificati per aiutare il loro papà a guarire da una pericolosa malattia. Nel medesimo istante in cui io arriverò lassù tu guarirai, ne sono sicuro. Tu e mamma siete ancora giovani, potrete avere un altro figlio che chiamerete Luca se sarà maschio e Lucia se sarà femmina. E se non ce la farete potrete adottarlo, meglio se uno di quei piccoli, poveri bambini africani che fuggono dalle malattie, dalle carestie, dalle ingiustizie e dalle guerre causate e alimentate dalle multinazionali e dai fabbricanti di armi. Me lo ha spiegato il don: lui lo sa perché in Africa c’è stato e ha visto. Tu, invece, fai finta di non sapere e acquisti azioni senza chiederti cosa contribuiranno a produrre e così, senza rendertene conto, puoi fare del male agli altri. E’ la tua malattia, papà, che ti induce a fare questo. Ora vado, il mio angelo mi attende. Un bacione a te e a mamma. Vi voglio un mare di bene. Luca, tuo figlio.Il ragazzo si alza e si guarda intorno: nessuno in vista. Eppure non è solo. I suoi amici, gli stessi del gruppo dal quale si è tolto per iniziare a recidere i legami che lo tenevano ancorato alla quotidianità della vita terrena, lo tengono d’occhio. Muovendosi carponi protetti dall’erba alta e dai cespugli si sono sparpagliati a semicerchio e sono pronti a scattare. Luca appoggia il taccuino sulla nuda pietra: è in bella vista, il primo escursionista di passaggio lo troverà di sicuro. Non pensa, il ragazzo, che con ogni probabilità i primi a trovarlo saranno i soccorritori o i carabinieri. Compie un giro su se stesso per un’ultima occhiata circolare al panorama, poi si muove con passo deciso a incontrare l’angelo che lo porterà in Paradiso. Sa che lo attende là dove la spianata finisce e inizia il vuoto. Man mano che avanza, la vallata che si estende ai piedi del monte si mostra alla sua vista, vede un trattore in movimento in un campo verso Casale: il contadino che lo guida è vestito di rosso, probabilmente indossa una tuta. Sa che quando potrà vedere le auto parcheggiate nel piazzale Dante la meta sarà vicina. Muove altri passi, senza fretta: si è lasciato a destra un grosso cespuglio, nato e cresciuto praticamente sull’orlo del precipizio, non ha paura, Luca, è tranquillo, sereno. E’ consapevole di essere in procinto di portare a termine una grande missione. “Tra poco guarirai, papà” sussurra. Sta per alzare il piede destro per il primo dei circa dieci passi che ancora mancano per salire sulla ali del suo angelo, ma…

Luca, non farlo!” sente urlare alle sue spalle.

Riconosce la voce inconfondibile di Lucrezia e d’istinto, vittima della sorpresa, si blocca. Il piede destro sollevato di poco da terra. E’ una questione di secondi, che ai suoi amici bastano. Con pochi balzi Fabrizio e Valerio si mettono tra lui e il vuoto mentre Alessio, Massi e le ragazze gli piombano addosso e lo bloccano. O, meglio, lo abbracciano. Soprattutto Lucrezia che piange come proprio non si addice a un maschiaccio come lei.

Che ci fate voi qui?” riesce infine a chiedere Luca mentre lo trascinano lontano dallo strapiombo, al sicuro. “Lasciatemi, ho una missione da compiere… lasciatemi vi dico, non potete fermarmi, non potete impedirmi di farlo!”

Scoppia a piangere il sensibile Luca e nessuno saprà mai se lo fa per la rabbia, per la paura o per la felicità. Piange e si divincola. Riappropriarsi della vita dopo aver deciso di buttarla può provocare reazioni non proprio razionali, soprattutto in un ragazzo della sua età. Luca ha movimenti irrazionali e spara parole irrazionali. I suoi amici continuano ad abbracciarlo. Lucrezia si sforza di non piangere più.

Non possiamo lasciarti - parla Fabrizio e lo fa quasi sottovoce perché nella pace che avvolge la sommità della Pietra di Bismantova non serve urlare per farsi ascoltare - non possiamo perché siamo i tuoi amici. A che servono gli amici se non ti aiutano quando ne hai bisogno? Spiegaci perché stavi per toglierti la vita e noi faremo anche l’impossibile per aiutarti a riconquistare la voglia di vivere”.

Luca ha gli occhi bassi, non risponde subito. E’ confuso. Stenta a rendersi conto che non potrà più portare a termine la sua missione. La parola “amici” gli rimbalza in testa e non gli fa male. Anzi. Amici… amici… amici…

Giulia, Laura e Lucrezia voltano le spalle al gruppo di maschi che continua a tenere bloccato Luca.

Hai parlato di missione: di cosa si tratta?” chiede Alessio. Luca continua a tacere. Non piange più. Con il dorso della mano si asciuga gli occhi. Vorrebbe parlare, ma non sa cosa dire. Passano i secondi e diventano minuti. La situazione che si è creata è imbarazzante. Il silenzio totale. Nessuno dei protagonisti sa più cosa dire. Soprattutto Luca. Poi qualcosa accade: le ragazze si voltano, Lucrezia ha in mano il taccuino di Luca.

No, quello no! - urla il ragazzo - Dammelo, dammelo ti dico!”

Lucrezia lo fulmina con gli occhi. Non è un fulmine di condanna, sicuramente di comprensione e di amicizia, forse d’amore. Si avvicina e parla. La sua voce tradisce una forte emozione malcelata.

Ora ho capito tutto. Io, Giulia e Laura abbiamo capito tutto. E’ tutto scritto qui”.

Brucialo - urla di nuovo Luca - brucialo e vi giuro che non mi butterò più giù. Anzi: vi prometto che rientrerò anche nel gruppo. Brucialo e promettetemi che non direte mai a nessuno cosa è accaduto oggi quassù e cosa c’è scritto su quel taccuino. Se non lo farete, alla prima occasione farò ciò che mi avete impedito di fare oggi. Giurate!”

Le ragazze ostentano sicurezza, gli altri quattro invece, non avendo letto il taccuino, stentato a capirci qualcosa, ma sanno che delle amiche si possono fidare. Perciò tacciono. E attendono.

Sarebbe un altro grave errore - è di nuovo Lucrezia che parla - distruggere questo taccuino. Bruceresti anche una parte di te stesso e un giorno te ne pentiresti. Noi ora scenderemo con te e durante il cammino scherzeremo e canteremo per festeggiare un amico ritrovato. Ti accompagneremo a casa e con una scusa che ci inventeremo faremo rincasare in anticipo entrambi i tuoi genitori. Quando ci saremo tutti io leggerò ciò che hai scritto qui sopra… “

No, questo no! Ti impedirò di farlo!”

Tu non impedirai un bel nulla. Tuo padre è una persona intelligente, credi a me: l’ascolto delle parole che hai scritto qui, parole che avrebbe letto solo dopo la tua morte se noi non fossimo intervenuti, lo farà guarire e, ne sono sicurissima, questa sera giocherà con te fino allo sfinimento. Ti dico di più: domani a scuola sarai così contento, ma così contento che mi chiederai di fidanzarmi con te”:

E tu mi risponderai di sì?”
“E come potrei dirti di no?”
“Allora andiamo. Gli amici veri si manifestano nel momento del bisogno: me ne ricorderò”.

Invece l’amore fa capolino quando meno te lo aspetti” borbotta Fabrizio. Forse voleva dire altro, ma gli è venuta così. Lucrezia piace anche a lui, ma per un amico…

24/10/2018                

mercoledì 8 dicembre 2021

I miei libri

 

I libri più recenti possono essere acquistati nelle librerie, online o direttamente dalla Casa Editrice Helicon. Di tutti ne conservo alcune copie che posso cedere al prezzo di copertina addossandomi le spese di spedizione come “Piego di libri”. Chi fosse interessato può contattarmi via mail: armidomalvolti@alice.it

Buona lettura e Buone Feste.













 

I miei libri


Era bionda l’altra Valentina

Come il carcere e l’incontro con un magistrato-confessore, possono aiutare una persona a rivivere e giudicare la propria esistenza. Un viaggio nella memoria, dal 1954 a tangentopoli, che è anche romanzo di formazione e che per il protagonista, Marco Morini, si trasforma in occasione di riscatto. Con l’Appennino emiliano a fare da sfondo, è l’Italia di quegli anni ad andare in scena, con i suoi vizi e le sue virtù, le sue illusioni e le sue brutture.

Anno di pubblicazione: 1997 a cura delle Edizioni Diabasis. Prezzo in lire: 22.000; in Euro: 11,00


I duri hanno due cuori

Protagonisti sono la Pietra di Bismantova e Pillo, un ragazzino di dodici anni che il Monte, dotato di poteri soprannaturali, chiama a sé per raccontargli una storia, quella di ragazzi poco più grandi di lui: Francesco, Lorella e il misterioso Ernesto. Con un tono tra favola e cronaca, sogno e cruda realtà, il dio monte racconta le vicende di questi ragazzi e così Pillo, seduto su di un sasso che gli sembra abitato, si ritrova coinvolto in un thriller che è anche una grande storia d’amore. Passo dopo passo il dio monte lo guida fino al drammatico finale che lascia meravigliati, senza fiato. Scritto con il tredicenne Lorenzo Costi, si è meritato la prefazione di Luciano Ligabue e il secondo posto al Premio Letterario Greppi nel 2005.

Anno di pubblicazione: 2005 a cura di Aliberti Editore. Prezzo: Euro 15,00


Romanzo di una fisarmonica

Ci sono persone la cui vita è un romanzo. E’ il caso di Paolo Gandolfi: fisarmonicista, compositore, insegnante. Questo libro ne ripercorre l’esistenza: da Vezzano dove nasce, a Bibbiano dove cresce e impara a suonare la fisarmonica; da Essen, Germania, dove a soli 21 anni vince il campionato mondiale per fisarmonicisti, a Londra dove suona nella Albert Hall per la BBC; da Parigi dove la sua fisarmonica allieta il futuro Papa Giovanni XXIII, a Washington dove in sala ad ascoltarlo c’è Robert Kennedy. Poi il Canada, il Brasile… fino al 1964, quando decide di dedicarsi ai giovani e crea dal nulla la scuola di musica di Castelnovo ne’ Monti che dirigerà fino al pareggiamento ai conservatori. Un libro nel quale si specchia oltre mezzo secolo di storia filtrata dagli occhi attenti di un musicista che è anche e soprattutto un uomo dotato di grande umanità e altruismo. Un libro da gustare, adatto per lettori di ogni età, perché si tratta di un vero romanzo di vita vissuta. Premiato in tre Concorsi Letterari Nazionali.

Anno di pubblicazione: 2008 a cura di Aliberti Editore. Prezzo: Euro 16,50.


Vivremo alla grande

Un anno di vita di 21 ragazzi di una terza media dei giorni nostri; un anno di storia quotidiana della comunità di Zuccara, un paesino adagiato sulla sponda del Fiume. Guidati da quattro insegnanti un po’ romantici e un po’ pionieri, i ragazzi si misurano con tematiche solo apparentemente più grandi di loro: le diversità, il razzismo, cultura, usanze e condizioni di altri popoli, le mafie, la vita e la morte, l’amicizia e l’amore, e così, da sparpagliati e menefreghisti che erano, diventano una squadra che condiziona e in qualche modo indirizza le scelte della comunità. Scritto con i quattordicenni Linda Parmeggiani e Francesco Baroni, è un libro adattissimo per le scuole medie, per i ragazzi, ma anche per i genitori intenzionati a scoprire la faccia nascosta dei propri figli.

Anno di pubblicazione: 2010 a cura di MUP Editore. Prezzo: Euro 16,50.

Non più disponibile.


Il profumo della farina calda

Mario, emigrato in Argentina 33 anni prima, nel 1995 torna nella valle di Buonavena per restituire ai figli di 13 e 11 anni le loro radici. All’ombra di una quercia secolare, sullo sfondo i ruderi del mulino ad acqua del 1600 dove Mario è nato nel 1943, la vita della famiglia Fontana va in scena come a teatro, si intreccia e si scontra con quella di un’intera valle e con le grandi svolte della storia. Un excursus di vita, una comunità divisa e distrutta dalle idee e dalla guerra, la violenza, la miseria, le vendette, il tribolato dopoguerra, fino all’emigrazione in Francia poi in Argentina. L’incontro con un uomo potente, il matrimonio, la famiglia, la ricchezza, ma anche l’altra faccia dell’Argentina: il Peronismo, la dittatura di Videla, le abuelas de Plaza de Mayo. Infine un sogno: ricostruire Buonavena, il nido che ha cullato e cresciuto Mario, fino a vederlo fuggire.

Finalista e premiato in 18 Concorsi Letterari Nazionali e uno in Svizzera.

Anno di pubblicazione: 2011 a cura di Aliberti Editore. Prezzo: Euro 18,00.

Non più disponibile, ma ripubblicato in una nuova edizione nel 2021.


Le orme del lupo

15 racconti che celebrano l’Appennino già nel titolo; poi nella bella copertina ideata e disegnata da Mauro Moretti; quindi nel racconto di apertura che ha dato il titolo al libro nel quale si legge: “… ai piedi del Monte Cusna, chiamato anche Il Gigante, che aveva dato il nome al Parco Regionale prima che nascesse il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano…”. Altri otto racconti sono ambientati in Appennino, con la dantesca Pietra di Bismantova, montagna simbolo dell’Appennino Reggiano, protagonista di Paradisi Cibus e Non per amore ma per fame. Lo è anche, seppure sullo sfondo, avvolta in drammatici ricordi, in Per colpa di una parola. Di questo racconto scrive il prof. Neuro Bonifazi nella prefazione: “Il culmine narrativo di un congeniale e quasi poetico interesse per la parola (con citazione continua e adattata del poeta preferito, che in questo caso è il Carducci) è raggiunto, secondo noi, nel bellissimo racconto Per colpa di una parola”. Sia i racconti appenninici, sia quelli ambientati altrove, propongono storie e affrontano argomenti di valore universale. Simbolo di tale universalità è l’hanno chiamato Tito, capace di raccontare in poche pagine, attraverso gli occhi e le parole di una ragazzina, le tante facce della guerra e lo strazio fisico e morale di chi è costretto a subirla. Ha scritto il Prof. Bonifazi: “Un racconto commovente e drammatico, tessuto con vera arte e senza artifizio, ma secondo la realtà storica, un racconto sicuramente realistico, costruito quasi esclusivamente di parole reali e verosimili… “.

I singoli racconti inediti poi pubblicati in questo libro sono stati premiati 17 volte in altrettanti Concorsi Letterari Nazionali; il libro è stato premiato 13 volte.

Prefazione del professor Neuro Bonifazi. Copertina ideata e disegnata da Mauro Moretti

Anno di pubblicazione: 2014 a cura delle Edizioni Helicon. Prezzo: Euro 15,00.


Christian & Giorgia

Questo libro racconta una storia vera ed è stato definito da un critico “un reportage dal fronte della sofferenza dei bambini”. La sofferenza è quella di Christian, colpito a 4 anni da una forma molto aggressiva di leucemia; è quella della sorellina Giorgia, costretta a vivere per 18 mesi lontana da mamma e papà, impegnati ad assistere il fratellino in ospedale; è quella dei genitori, catapultati nel volgere di poche ore in una sorta di girone dantesco dal quale non erano certi di poter uscire indenni. Altri lo hanno giudicato “un forte messaggio di speranza”. In effetti, pagina dopo pagina, crisi dopo crisi, il lettore viene accompagnato lungo un percorso che non cessa mai, in alcun momento, di lasciare intravvedere la luce, anche se fioca e lontana. Il libro racconta la malattia del piccolo Christian, dal suo manifestarsi fino al positivo esito finale, e lo fa alternando la cronaca quotidiana, ricostruita grazie a un diario tenuto giornalmente da mamma Stefania, con preziose informazioni di carattere scientifico che permettono al lettore di conoscere la malattia e i successi raggiunti dalla medicina grazie alla ricerca scientifica. Critici e personale medico sono concordi nel riconoscere che la novità e il valore del libro non stanno solo nella scrupolosa narrazione del decorso della malattia, ma anche nell’aver saputo indagare i riflessi sui famigliari, soprattutto sulla sorellina Giorgia. Il professor Paolo Brunetti ha scritto nella prefazione: “… oltre ad essere un avvincente racconto che si legge tutto d’un fiato dalla prima all’ultima pagina, è anche la cronaca fedele di un evento, ricca di annotazioni e di insegnamenti utili per essere di conforto a chi deve affrontare un problema simile e per assicurare un’assistenza sempre migliore e più efficace ai bambini affetti da gravi malattie e ai loro genitori”. Il libro è stato premiato 16 volte in altrettanti Concorsi Letterari Nazionali e una volta in un Concorso Internazionale in Svizzera.

Prefazione del professor Paolo Brunetti. Postfazione della dottoressa Monica Cellini. Copertina ideata e disegnata da Mauro Moretti.

Anno di pubblicazione: 2015 a cura delle Edizioni Helicon. Prezzo: Euro 15,00


Un nonno per amico

Il libro contiene 15 storie e tre fiabe che sintonizzano la curiosità dei ragazzi con la saggezza dei nonni. Si parla di tutto: della felicità, della morte, del mondo che fu e di quello che potrà essere. La forma narrativa è quella del dialogo: il nipote chiede, il nonno risponde. Le informazioni di contorno, ad esempio per localizzare la storia nel luogo e nel tempo, sono ridotte al minimo indispensabile ed è attraverso il confronto che al lettore vengono fornite tutte le informazioni utili a far diventare la storia verosimile, piacevole e istruttiva. Uno dei racconti, Volevamo cambiare il mondo, il mondo ha cambiato noi, contiene soltanto domande e risposte che si susseguono, incalzanti, fino a dare forma a una intrigante lezione di storia italiana. In alcuni racconti tutto ruota attorno a una sola parola: è il caso di Parola chiave: rispetto, dove, appunto, è la parola rispetto a farla da padrona. Parole scelte con cura per poter narrare una storia compiuta, ricca di pathos, di saggi suggerimenti, di decisioni importanti. Nonni, nonne e nipoti sono i protagonisti, tanto da lasciare in ombra i genitori, cui sono assegnati ruoli di rincalzo, che interpretano attraverso una presenza indiretta o solo accennata. Si tratta di un libro per tutti, adatto per essere letto in famiglia e a scuola. Ha scritto nella prefazione il professor Andrea Pellegrini: “L’eterno scontro-incontro fra le generazioni qui riaccade sciogliendosi in storie plurime che, dopo brevi incipit didascalici in forma di overture, funzionano come morali operette dalle dialettiche serratissime.” I singoli racconti inediti sono stati premiati 34 volte in altrettanti Concorsi Letterari; il libro è stato premiato 12 volte in Italia e una in Svizzera.

Prefazione del professor Andrea Pellegrini. Copertina ideata e disegnata da Mauro Moretti.

Anno di pubblicazione: 2017 a cura delle Edizioni Helicon. Prezzo: Euro 15,00


Il sapore del primo bacio

Si tratta di 15 racconti per ragazzi. Cinque sono inediti, 10 già pubblicati in libri precedenti. La professoressa Cristiana Vettori, che ha curato anche la prefazione, li ha divisi in tre sezioni: CRESCERE CON GLI ALTRI; LA NOSTRA PARTE NE MONDO; GLI ANIMALI INSEGNANO. I protagonisti dei primi 10 racconti sono in maggior parte ragazzi; degli ultimi cinque sono principalmente animali. I racconti affrontano e sviluppano temi di grande attualità: l’amicizia, la scoperta, lo smarrimento, il bullismo, i rapporti con i genitori e il mondo degli adulti. E’ un libro per ragazzi la cui lettura può dare utili informazioni e insegnamenti anche agli adulti. Scrive la professoressa Vettori nella prefazione. “Non ci resta dunque che augurare ‘buona lettura’ a chiunque voglia immergersi in queste storie dove fantasia, immaginazione e realtà, si coniugano per riflettere e far riflettere sui grandi temi della condizione e della convivenza umana. E sono storie adatte ai piccoli come ai grandi: ai più giovani che ne sono i protagonisti, agli adulti che possono ripensare la loro vira riflettendo sulla propria gerarchia di valori, agli anziani che certamente sentiranno la bellezza di trasmettere ai nipoti idee e insegnamenti, imparando da loro ad apprezzare ancora la vita”. I singoli racconti inediti sono stati premiati 7 volte in Concorsi Letterari Nazionali. Il libro 2 volte.

Prefazione della professoressa Cristiana Vettori. Copertina ideata e disegnata da Mauro Moretti.

Anno di pubblicazione: 2018 a cura delle Edizioni Helicon. Prezzo: Euro 14,00.


Internet non ci basta più

Miranda e Francesco hanno 13 anni e frequentano la Terza Media. Lei abita a Castelnovo ne’ Monti, Appennino Reggiano, lui a Prato. Figlia unica di due genitori “in carriera” spesso assenti, Miranda vive con una zia e a volte da sola. Francesco ha tre fratelli, due genitori molto presenti e pure quattro nonni. L’una non sa dell’esistenza dell’altro. La notte di Capodanno, al termine di una vacanza iniziata in Sicilia e prolungatasi lungo lo Stivale, i genitori di Miranda la portano a Piazzale Michelangelo a Firenze ad ascoltare il concerto di Baby K. e Francesco Renga. Ci sono anche Francesco, la sorellina Olivia che vive in simbiosi col telefonino e i genitori. Scherzi del destino: Francesco, oltre a se stesso e a un’amica americana, immortala anche Miranda a sua insaputa. Il ragazzo affida il selfie alla rete, Davide, un amico di Miranda, lo nota e avvisa la ragazzina. Lei si sorprende, poi assieme decidono di contattare con un messaggio quel ragazzino biondo e belloccio che compare nel selfie. Francesco in un primo tempo lo ignora, poi cambia idea e risponde. Messaggi, conversazioni, video chiamate: scoprono così di condividere molti interessi fino a capire che internet non basta più, che desiderano guardarsi negli occhi, toccarsi, ascoltare dal vivo le loro voci. Si sentono grandi, hanno già compiuto 14 anni: è ora di incontrarsi da soli. Quando? Dove? Come? Alla fine della scuola e superati gli esami. All’Abetone… da raggiungere in bicicletta. Amano entrambi la bici, sono bravi e resistenti. E così nel giorno stabilito scappano di casa, non prima però di aver organizzato tutto a puntino, compresi i depistaggi per non essere rintracciati. Organizzazione perfetta, ma i due intrepidi quattordicenni non hanno fatto i conti con il Capitano Breviglieri che comanda la compagnia dei carabinieri di Castelnovo ne’ Monti... In questo libro c’è il mondo dell’adolescenza, con i suoi riti, le sue delusioni, i contrasti con i coetanei, le subdole malinconie, le scoperte anche dolorose. Intorno ci sono storie comuni di genitori o troppo assenti o troppo presenti, il mondo della scuola con le sue contraddizioni e i suoi pregiudizi, l’amicizia che genera forse le pagine più belle e meno prevedibili del romanzo. Ha scritto il professor Claudio Santori nella prefazione: “Un mondo dove la priorità è il rapporto con gli amici e con i social (quel cellulare onnipresente giorno e notte!), mentre il problema è il rapporto con i genitori, oscillante tra i due poli dell’affetto e dell’insofferenza, e quello della scuola e i professori. E’ la storia di un passaggio epocale e difficile tra l’agognata meta dei quattordici anni, che fa sentire ‘grandi’ di colpo perché segna il passaggio alle ‘superiori’ da un lato e il possibile accesso al ‘Cinquantino’ dall’altro”. E’ un libro per famiglie che, come scrive in chiusura il prof. Santori, “… si legge tutto d’un fiato”.

Laura Benassi e Alessio Vannini, i coautori quattordicenni, abitano rispettivamente a Castelnovo ne’ Monti e a Prato e hanno contribuito a regalare ai lettori la freschezza delle loro idee e delle rispettive esperienze, ma anche preziose informazioni sui luoghi in cui abitano, sugli eventi più importanti, sulle tradizioni e gli stupendi paesaggi. Il libro è stato premiato in 8 Conocrsi Letterari in Italia e uno in Svizzera.

Prefazione del professor Claudio Santori. Postfazione del Sen. Fausto Giovanelli, Presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. Copertina ideata e disegnata da Mauro Moretti.

Anno di pubblicazione 2019 a cura delle Edizioni Helicon. Prezzo di copertina: Euro 16.00


C’era posta per voi – 365 lettere al potere

I fatti di un anno intero, il 1995, narrati a futura memoria con 365 lettere indirizzate ai personaggi che, di giorno in giorno, richiamavano l’attenzione della gente attraverso la tv e i giornali: politici, economisti, giornalisti, intellettuali, religiosi, capi di stato e di governo. Anche il Segretario dell’ONU, il Papa, Dio Onnipotente e la Signora Morte. Lettere ironiche, satiriche, alcune anche un po’ cattivelle, ma coinvolgenti e capaci di far riflettere sulla quotidianità della vita, sul potere e su chi lo gestisce. Nessuno è stato risparmiato: par condicio spinta all’ennesima potenza. Sono lettere che affrontano grandi temi: dalla politica che si propone come un teatrino, più Bagaglino che Teatro dell’Opera, all’economia; dalla guerra (ancora troppo presente) alla pace (soccombente in molte parti del mondo); dalla ricchezza ostentata alla povertà assoluta. Trattasi in larga parte di scritti satirici, capaci di prendere di mira anche settori in apparenza meno importanti: lo sport, la musica, il tempo libero. Particolare attenzione è riservata all’informazione, tanto da indurre il lettore a porsi una domanda: tv e giornali informano o cercano di orientare chi li ascolta e li legge come prescritto dall’editore di riferimento? Lasciate a “maturare” nel computer per un quarto di secolo, invecchiando sono andate assumendo un forte valore storico: come un buon vino si sono aromatizzate. Chi era già adulto in quell’anno, leggendole rivivrà fatti che in qualche modo lo hanno coinvolto o perlomeno interessato; i giovani scopriranno pagine di storia. Storia di ieri capace di parlare all’oggi. Il libro ospita una corposa e documentata postfazione del professor Marino Biondi che analizza il vissuto degli anni successivi, dal 1996 all’oggi, aiutando così il lettore a capire sia i cambiamenti sia le analogie; è sorprendente quanto gli avvenimenti di quell’anno abbiano influenzato il decorso politico, economico e sociale del quarto di secolo successivo. Uscito da pochi mesi, è già stato premiato in un Concorso Letterario.

La postazione è stata curata dal professor Marino Biondi. La copertina è stata ideata e realizzata da Mauro Moretti.

Anno di pubblicazione: 2021 a cura della Edizioni Helicon. Prezzo di copertina: Euro 18,00.


Profumo di farina calda a Buonavena

Il libro Il profumo della farina calda è stato ripubblicato a distanza di dieci anni dalla prima pubblicazione con un nuovo titolo, una nuova copertina ed è arricchito da una preziosa prefazione curata dalla professoressa Cristiana Vettori che, all’inizio, così scrive: “Malvolti ci ha abituati alle sue narrazioni che attraversano il tempo ed è come se si mettessero, e ci mettessero, in ascolto di quel rumore di fondo che congiunge una generazione all’altra in un felice intreccio di esistenze, e ci raccontassero che cosa rimane a fondare una geologia, una cultura, una storia: quelle tracce indelebili che costituiscono le nostre radici e ci fanno sentire che la vita va avanti, nonostante le interruzioni, le ferite, i dolori, gli strappi. Profumo di farina calda a Buonavena è prima di tutto un bel titolo, che parla di radici, di un luogo del cuore, di pasti consumati intorno al desco, al caminetto o al forno di casa, di abitudini culinarie, di famiglia. Ed è un bel libro, una bella storia che si snoda attraverso varie generazioni, una storia in parte affidata al racconto del protagonista, Mario Fontana, che in flash back ripercorre le tappe della sua vita per renderne partecipi i figli, Valentina e Diego, appena adolescenti o quasi, quando accompagnano il padre in un viaggio in Italia”. Più avanti scrive: “La costruzione narrativa è sapiente: Malvolti si inserisce a pieno titolo in quel filone del realismo che ha il suo massimo esponente in Alessandro Manzoni.”

La prefazione è stata curata dalla professoressa Cristiana Vettori. La copertina è opera di Michela Martinelli.

Anno di pubblicazione: 2021 a cura delle Edizioni Helicon. Prezzo di copertina: Euro 18.00.


I libri più recenti, quelli pubblicati dalle Edizioni Helicon, possono essere acquistati nelle librerie, online o direttamente dalla Casa Editrice. Di tutti ( meno che di Vivremo alla grande) conservo alcune copie che posso cedere al prezzo di copertina addossandomi le spese di spedizione come “Piego di libri”. Chi fosse interessato può contattarmi via mail: armidomalvolti@alice.it

Buona lettura e Buone Feste.


Dicembre 2021   

 


domenica 3 novembre 2019

BUONA VISIONE!
Lunedì 4 novembre dallo ore 8,30 alle ore 9,30 sarò ospite di Telereggio con Laura e Alessio. Prendendo spunto dal nostro libro INTERNET NON CI BASTA PIU’ gli autori della trasmissione BUONGIORNO REGGIO hanno organizzato una conversazione durante la quale, oltre a parlare dei contenuti del romanzo, si discuterà di web, di internet, di telefonini e degli altri nuovi strumenti della comunicazione. Con noi, oltre alla conduttrice Susanna Ferrari, ci sarà un docente di UNIMORE, l’Università di Modena e Reggio. 
Anche a nome di Laura e Alessio, i due fantastici ragazzi che hanno lavorato con me per quasi un anno per scrivere questo libro, rivolgo un caldo invito a guardare la trasmissione. 
Grazie di cuore allo staff di Buongiorno Reggio per l’invito.